"A kind of Magic"

Roma, 30 ottobre 2019

È davvero magico l’effetto che produce la bella mostra di Canova sul pubblico che visita il museo di Roma.

Camminando nelle sale, tutte caratterizzate da luci molto studiate e accuratamente calibrate sul riverbero dei candidi marmi e dei gessi esposti, si sentono i commenti del pubblico. C’è molto da imparare dalle frasi pronunciate sull’onda dell’emozione immediata, senza paura di essere giudicati o misurati nelle proprie competenze in materia.
"Illuminato dall’alto, per esaltare la sottigliezza delle ali, vedo l’Amorino alato. Se non sapessi che si tratta di gelido marmo, giurerei di vederlo sorridere e farmi l’occhiolino! Come se mi invitasse ad intrattenermi un poco di più in sua compagnia" dice Agnese, studentessa di Storia dell’arte.
"Giro l’angolo e mi trovo di fronte alla Maddalena penitente: meravigliosamente reale in questo allestimento! Più la guardo, più vedo il suo petto muoversi in modo convulso per il pianto. Le sue mani descritte con una tale vivezza da sembrare epidermide, invitano a toccarle per sentire il calore del sangue che scorre nelle vene". A parlare è un ragazzo, un giovane medico che non a caso ha colto l’aspetto anatomico e fisiologico del corpo scolpito.
"Ancora una volta il grande Canova si prende gioco di noi! La sua perfezione supera ogni classificazione accademica di ‘artista neoclassico’ e ci costringe a riconsiderare la sua arte come un processo di avvicinamento progressivo alla realtà dei corpi naturali, fissati nel marmo". Giuseppe, esperto cultore della materia e appassionato di scultura, sa dosare le parole e trascrivere il sentimento delle opere esposte.
È bello osservare tutti loro, con la candela in mano, sfiorare con la luce radente le superfici lucide dei personaggi scolpiti a grandezza naturale.
Come fossero anch’essi viaggiatori e connoisseur, nella Roma di fine Settecento.